Il piacere “sotterraneo” del buon vino – Le stanze ipogee
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C’è un materiale che per tanti anni è stato il simbolo di produzione enologica italiana:il vecchio cemento e pietra delle vasche ipogee.Utilizzate sin dai tempi antichi per la produzione di vino, le vasche ipogee rappresentano un elemento di grande interesse dal punto di vista storico/archeologico, perché testimoniano antiche tecnologie per la produzione di vino da taglio, famose per i diversi e intricati ambienti, per gli scavi nella pietra con vasche di diverse dimensioni, a seconda dell’utilizzo.Costruite  al di sotto dell’ambiente stradale, ancora oggi sorprendono perché ci ricordano le antiche procedure della Magna Grecia per la produzione del vino che, come è noto, per essere di buona qualità richiede un ambiente fresco e sotterraneo, buio con  basse temperature tutto l’anno, con assenza di altri alimenti all’interno.Vasche rettangolari o quadrangolari con diversi tipi di pendenza, per consentire la fuoriuscita del mosto dopo la pigiatura, per permettere al vino di defluire nelle vasche sottostanti. Ambienti e materiali semplici, quelle delle vasche ipogee, che ci emozionano e ci ricordano che il vino è cultura ed è una espressione di un territorio, che si esplicita anche attraverso i gioielli architettonici di un tempo, oggi tornate in auge per alcuni tipi di produzioni enologiche, come L’Ingegnere, lo spumante metodo classico, prodotto I.G.T della Basilicata.
Eh si, perché fare il vino è un’arte, che richiede tanta competenza, sensibilità e ricerca. Anche del posto idoneo di produzione.

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