Se ci chiedessimo cosa cerchiamo nel cibo, probabilmente risponderemmo: nutrimento, conforto, consolazione, stimoli, sorpresa, storia, tradizione, immaginazione.
E a pensarci bene, non è anche quello che cerchiamo nell’arte?
Il cibo è come l’arte, in quanto trasmette la capacità di notare, incuriosirsi, interrogarsi, trasformare ogni incontro in una esperienza personale, emotiva. Nelle relazioni con gli altri, diventa comunicazione, proposta. Anche se il concetto di arte è sicuramento cambiato nel corso dei secoli, certo è che l’arte si è da sempre fatta portavoce dei valori della propria epoca.
Ne è la prova l’arte contemporanea, apparentemente più libera di quella del passato e quasi senza regole, nella quale si riscontrano i princìpi del nostro tempo.
Il cibo è stato anch’esso oggetto di altalenante considerazione, ma innegabilmente rispecchia la sua società, con le sue convinzioni e la sua etica, nei suoi piatti veicola messaggi, proprio come l’arte.
L’arte, in quanto tale, è da sempre ricollegata ai sensi, richiamati in causa anche dal cibo. Oggi, però, si sta cercando di superare l’idea che la cucina sia limitata solamente a richiamare i sensi, perché, in quanto esperienza artistica, deve essere molto di più. Mediante i sensi individuiamo il valore di un’opera culinaria, riconosciamo le sue differenze, dispensiamo giudizi tanto più precisi e raffinati quanto più i nostri sensi sanno interpretare correttamente il piatto. Tuttavia in un piatto, c’è dell’altro, ci sono idee, come nell’arte, che diventano visibili e tangibili.
Un’opera d’arte cela la volontà di cambiare, di trasformare quello che si è creato, così come oggi la cucina creativa o tecnoemozionale cerca, ad esempio, di esprimere il gusto di un Paese in un piatto. L’arte è cambiata nelle varie epoche storiche, così come la cucina. Con il Rinascimento l’artista si è liberato dalla sua prigione di puro esecutore materiale, per reclamare l’originalità e la sua identità, iniziando a firmare le proprie opere. La nostra epoca concede lo stesso ai cibi e agli chef, che non sono più semplici cuochi, ma compositori di ricette intriganti, sorprendenti, esecutori eccellenti che giocano con le nostre sensazioni, come sanno fare i più grandi artisti.
