Nell ‘antica Lucania c’era un detto:
“ LU PAPRINJ E LU PUPON IE’LU PRANZ R’LU CAFON”, ossia il peperone dolce e quello piccante sono il pranzo del contadino.
Eh si, perché sin dai tempi antichi il peperoncino è stato uno dei pilastri della cucina lucana tradizionale, ed in particolare quello piccante, in polvere ma soprattutto sott’olio. Di questo ultimo se ne è fatto larghissimo uso in Basilicata ed in tutto il sud, sia per conservare i cibi, sia perché, grazie alle sue proprietà, rendeva più sapide alcune pietanze, rinforzando il gusto degli ingredienti, ma
anche mimetizzando i sapori degli alimenti non più freschi.
L’
Olio santo dunque non è altro che l’olio piccante aromatizzato con pezzetti di peperoncini piccanti secchi, ed in alcune zone del sud il processo di macerazione veniva chiamato “santificazione“, proprio a sottolineare la sacralità del prodotto
da conservare e consumare tutto l’anno.
L’olio santo è molto apprezzato per le sue qualità salutari perché i peperoncini piccanti sono ricchi di capseicina, sali minerali, lecitina e pectina, vitamina A, C, E, K , PP, che sono utili per l’organismo e per preservare l’integrità morfologica della membrana cellulare, oltreché per prevenire le infezioni dell’apparato respiratorio; inoltre l’olio santo sembra avere proprietà antiossidanti e riduce il tasso di colesterolo nel sangue.
CURIOSITÀ: l’olio santo nell’antica lucania, oltre che per uso alimentare, veniva utilizzato per massaggi per la cura dei geloni, delle lombalgie, del torcicollo e dei dolori reumatici in genere.