Si dice che i geni dell’arte e i tartufi sono unici perché nessuno li può imitare.
Ed infatti i tartufi, questi bitorzoluti frutti della terra, a dispetto della loro forma poco attraente, sono un prodotto conosciuto sin dall’antichità per le caratteristiche organolettiche uniche, per l’aroma intenso e avvolgente, circondati da sempre da un’aura di mistero, al punto tale da alimentare numerose leggende intorno a se’.
La più famosa è quella secondo la quale il tartufi siano stati generati dalla combinazione di acqua fuoco e fulmini da Giove/Zeus e scagliati sulla terra, per poi diventare il cibo preferito sulla tavola dell’Olimpo grazie alle sue proprietà afrodisiache.
In epoca romana ai tempi dell’imperatore Tiberio si diffuse l’uso di cucinare i primi piatti a base di tartufo, molto apprezzato per il suo gusto particolare, e molto costosi essendo un prodotto raro.
Nel Medioevo invece si pensava che il tartufo fosse un fungo velenoso, e a causa di ciò si diffuse il pregiudizio che fosse il cibo
del diavolo; nel 1700 invece si comincio’ ad apprezzarne il profumo unico e pregiato, soprattutto quello nero, che si diffuse rapidamente in tutta Europa ed in particolare in Francia.
Oggi l’Italia è tra i paesi con una buona produzione ed esportazione di tartufi a livello mondiale; tra le regioni che producono il prezioso tubero sicuramente c’è la Basilicata, dove in diversi periodi dell’anno madre natura ci regala un prodotto così prezioso da diventare una risorsa per l’economia delle zone interne montane.
Le varietà prodotte in Basilicata sono il tartufo nero estivo, il bianchetto, e quello invernale; nelle zone più umide è facile trovare anche il bianco pregiato.
Utilizzato in diversi modi, sui primi piatti, sulla carne o anche in crema, questo tubero prelibato è sicuramente una risorsa nel panorama enogastronomico della regione e valorizza sicuramente l’intero territorio della Basilicata.