Ci sono dei momenti della vita, come quelli trascorsi a mangiare del buon cibo, che rendono le nostre giornate speciali e ci mettono di buonumore. Infatti studi recenti hanno dimostrato che mangiare bene influenza il nostro umore, riduce l’irritabilità e ci predispone positivamente verso il mondo. Un buon piatto di pasta, un buon bicchiere di vino non introducono solo energia e calorie nel nostro corpo, ma stimolano i centri del piacere del cervello, rilasciando sostanze benefiche per la nostra psiche; alcuni cibi poi, come i dolci, innalzano i picchi di buonumore, e sono addirittura in grado di ridurre gli effetti dello stress. Chi di noi non sperimenta dopo un lauto pranzo una sensazione di serenità? Dopo un buon pranzo diventiamo più calmi, e quanto più quel che abbiamo mangiato soddisfa i nostri gusti e i nostri bisogni, tanto più diventa per noi “una coccola”, favorendo il manifestarsi di emozioni positive. Va ricordato che il piacere di cibarsi nasce già dalla nascita; il cibo è uno dei più importanti mediatori nella nostra relazione con il mondo. Alimentarsi vuol dire incontrare la mamma, e quindi il bambino cerca nel cibo benessere, piacere, soddisfazione, ma soprattutto un benessere relazionale. Tutto questo c’è lo conferma il nostro cervello: la memoria gustativa ha molti aspetti emotivi, e se una pietanza particolare ci riporta all’infanzia e viene collegata a situazioni, persone, tradizioni, inevitabilmente si colora di significati affettivi positivi. Dunque c’è uno stretto legame tra cibo e psiche: mangiamo per nutrirci, ma soprattutto per il piacere connesso alla convivialità, alle tradizioni legate a questo o quel piatto, le cui scelte sono impregnate di componenti emotive del tutto personali. Alimentarsi bene significa dunque piacere e soddisfazione; il cibo buono diventafonte di benessere psicologico, di scambi di relazioni positive, intriga i nostri sensi e ci rende felici!
